Israele sempre più a destra
Da MARX21.it
Pochi
giorni fa si sono svolte le elezioni in Israele, con risultati imprevisti da
tutti i commentatori. Contro le previsioni dei sondaggi, il Likud di Netanyahu
ha prevalso, sconfiggendo il centro sinistra del Campo Sionista, dato
unanimemente vincente. Da una parte, questo risultato imprevisto lascia israele
in una situazione di stallo, con la possibilità sia di un governo di unità
nazionale guidato dallo stesso Netanyahu, sia a una coalizione di destra del
Likud insieme ad altri partiti di destra. In tutti e due i casi Israele andrà
verso un periodo di instabilità politica che non lascia presagire niente di
buono per il popolo palestinese.
Come sottolinea Bassam Saleh "Resta il nocciolo duro della questione
palestinese, condannata all’attesa, della risoluzione dei problemi interni
israeliani? No, penso che leadership palestinese andrà avanti con il suo
programma di internazionalizzazione della causa palestinese, a tutti i livelli,
dal tribunale penale internazionale, al Consiglio di sicurezza per il pieno
riconoscimento dello Stato di Palestina."
La seconda novità di queste elezioni è l'ottimo risultato ottenuto dalla Lista
Comune, composta dai partiti arabi e dalla coalizione di sinistra Hadash,
guidata dal Partito Comunista Israeliano. La Lista è risultata infatti la terza
lista più votata guadagnando così due seggi. Questo risultato rappresenta una
risposta ai tentativi dell'estrema destra sionista di escludere dal parlamento
i comunisti, attraverso l'innalzamento della soglia di sbarramento. E ora, al
contrario di quanto si aspettava la destra, la Lista Comune rappresenta
"[...] la risposta al razzismo e a chi vuole escluderci. Disponendo di 14
deputati saremo in grado di influenzare il processo decisionale; nessuno potrà
operare senza la terza forza in parlamento”.
Infine vogliamo porre l'attenzione dei lettori di Marx 21 su un importante
articolo di Bruno Steri sull'urgenza di un movimento contro la guerra in
Italia. Come possiamo vedere, l'attacco imperialista diventa sempre più forte e
apre in continuazione nuovi fronti: Siria, Libia, Ucraina, Palestina,
Venezuela, provocazioni continue alla Russia e alla Cina... Un ruolo centrale
in tutto questo è svolto dalla Nato.
Davanti a tutto ciò, manca in Italia una risposta da parte della sinistra e dei
comunisti, che fino ad oggi non sono riusciti ad organizzare una risposta
all'altezza della sfida dell'imperialismo. Come sottolinea Steri "Pur se,
come sinistra, nel nostro Paese non godiamo affatto di buona salute, una cosa è
alla nostra portata e possiamo fare: possiamo e dobbiamo rimetter mano alla
costruzione di un movimento largo contro il riarmo, contro la Nato e contro la
guerra."
Una delle gambe su cui si può ricostruire la presenza comunista in Italia è
proprio quella dell'opposizione alla gerra e all'imperialismo. E proprio la
situazione internazionale, così come l'attacco al lavoro in Italia, ci parlano
della mancanza del Partito Comunista e dell'urgenza della sua ricostruzione.
18 Marzo 2015 10:59 Internazionale - Medio Oriente e Nord Africa

di Bassam Saleh
I risultati delle elezioni in Israele non cambiano la vera natura della
politica coloniale di questo Stato. L’unica novità vera di questa tornata
elettorale è l’unità della lista dei palestinesi, che ha avuto 14 seggi e così
è divenuta la terza forza nella Knesset.
Il pareggio dei seggi tra il Likud e il Campo sionista (27 ciascuno) è la prova
concreta della schizofrenia della politica israeliana. Una società assediata, o
meglio auto assediata dalla paura e dal complesso dominante della sicurezza,
inventato e studiato a tavolino dai governanti israeliani di destra, di centro
destra, come di sinistra e di centro sinistra. Paura e insicurezza, in uno
Stato che viene considerato la prima potenza regionale e la quarta potenza
mondiale, dotato di 200 testate atomiche. Non si capisce da dove dovrebbe
venire questa minaccia.
L’elettorato israeliano al 50 per cento ha preferito lo stato di stallo. Non
dico che il Campo sionista sia meglio, sia chiaro, ma sarebbe stato un segnale
diverso, verso un certo tipo di moderazione, meno aggressivo e meno
intollerabile. Alla luce del sostanziale pareggio elettorale, il presidente
israeliano Reuven Rivlin ha invocato stasera un governo di unità nazionale.
"Sono convinto che solo un governo di unità nazionale possa impedire la
disintegrazione della democrazia israeliana e nuove elezioni molto
presto", ha affermato Rivlin citato da Haaretz.
E, sempre secondo fonti di Haaretz, Netanyahu si prepara a un governo di unità
nazionale con lo sfidante laburista.
Primo scenario. Un governo con una maggioranza 77 seggi: Likud 28 seggi, Campo
sionista 27 seggi, Kulanu 9 seggi, Shas 7seggi, Yesh Atid 6 seggi. Un governo
con due teste, Netanyahu che ha dichiarato guerra contro i palestinesi,
comprese quelli che sono cittadini israeliani, “non ci sarà nessuno Stato
palestinese e continueremo a costruire nuove case e fortificheremo Gerusalemme
così non sarà mai divisa”, mentre Herzog del Campo sionista dichiarava “Sarò
premier per tutti, ebrei e arabi, drusi e circassi, poveri e ricchi, abitanti
delle città e delle periferie”.
Secondo scenario: un governo di centro stretto 54 seggi: Campo sionista
27seggi, Miretz 5 seggi, Kulanu 9 seggi, Shas 6 seggi, ma questo governo ha
bisogno di una rete di sicurezza, dalla Lista araba, tale prospettiva lascia
Herzog molto debole.
Terzo scenario: un governo di destra con Netanyahu presidente del governo,
maggioranza 58 seggi: Likud 28 seggi, Baiet Yahudi 8 seggi, Shas 7seggi,
Yehudit Hatura 6 seggi, Kulanu con Moshè Kahalun 9, e qui Netanyahu sarà
costretto ad accettare Israele Baytuna di Lieberman, 5seggi, che pone come
condizione che le venga affidato il Ministero degli Esteri, e cosi avrà una
maggioranza di 63 seggi. Questa scelta esclude Yesh Atid che non accetta di
entrare nel governo insieme a Hardyem, mentre con Lieberman il governo potrà
avere i 63 seggi.
I tre scenari non sono buoni per un governo stabile che possa durare l’intera
legislatura, sia con Netanyahu che con Herzog come primo ministro. Rimane più
probabile un governo di unità nazionale fra i due grandi, Likud e Campo
sionista.
Resta il nocciolo duro della questione palestinese, condannata all’attesa,
della risoluzione dei problemi interni israeliani? No, penso che leadership
palestinese andrà avanti con il suo programma di internazionalizzazione della
causa palestinese, a tutti i livelli, dal tribunale penale internazionale, al
Consiglio di sicurezza per il pieno riconoscimento dello Stato di Palestina. E
oltre a ciò, si continuerà ad alzare il livello della campagna internazionale
del BDS, insieme all'intensificazione della lotta popolare contro
l’occupazione, la colonizzazione e contro il muro.
p.s
Cifre alla mano, Netanyahu è in grado di formare un governo omogeneo di destra
con il sostegno di partiti nazionalisti e confessionali. La vittoria del Likud
ha colto di sorpresa gli israeliani perché non era stata prevista in alcun modo
né dai sondaggi di opinione delle ultime settimane né dagli exit poll della
scorsa notte. In definitiva il Likud ha ottenuto 29 dei 120 seggi della Knesset
(potrebbero salire a 30 con la conta dei voti dei soldati), mentre i rivali
diretti di Campo Sionista (Isaac Herzog e Tzipi Livni) ne hanno conquistati 24
Aspettiamo scenari inquietanti di transfer e guerra infinita contro il popolo palestinese.